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UTAP

 UTAP, il superambulatorio

di Eva Antoniotti
Che l’assistenza sanitaria debba rafforzarsi sul territorio lo dicono tutti, lo ribadisce il Piano sanitario nazionale, lo consigliano anche i bilanci, visto che i ricoveri ospedalieri sono costosissimi mentre le prestazioni territoriali possono essere assai più economiche. Per rilanciare il territorio la formula proposta finora è stata quella del Distretto, che però in molte Regioni è rimasta struttura “cartacea” e burocratica, quando non del tutto sconosciuta. Ora la novità si chiama Utap, un’unica, grande struttura, super attrezzata, in cui integrare le prestazioni sanitarie di specialisti, medici di famiglia, guardie mediche e infermieri.

La proposta, avanzata dal ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regioni, riecheggia l’esperienza messa in campo dal sistema sanitario inglese con l’introduzione del Primary Care Trust (Pct), istituzioni sanitarie a carattere locale a cui spetta l’erogazione delle cure primarie e l’acquisto di prestazioni e farmaci per conto della popolazione residente nell’area.

Ogni Utap sarebbe attrezzata con minilaboratori, mezzi informatici, sterilizzatrici, pronto soccorso medico e chirurgico di base. Avrebbe un bacino di utenza di circa 10 mila persone, ma nei grandi centri le strutture potrebbero anche lavorare in rete, ampliando l’utenza a 60-100 mila unità. I cambiamenti dovrebbero riguardare anche gli onorari degli operatori sanitari, per premiare professionalità, qualità e quantità di lavoro. In una prima fase il ministero della Salute ipotizza una scelta di partecipazione dei medici volontaria, ferma restando la possibilità di stabilire in futuro processi ad hoc per l’inserimento di personale sanitario nelle strutture associate. L’onorario dei medici dovrà corrispondere alla quantità e qualità di prestazioni svolte individualmente, ma l’intero gruppo potrebbe essere retribuito per obiettivi nei quali è necessario l’apporto di tutti i componenti dell’Utap.

I tempi di realizzazione del progetto sono valutati in 3-5 anni, passando anche attraverso fasi diversificate e specifiche sperimentazioni.

Resta da vedere quali saranno le reazioni dei diversi professionisti coinvolti. Per i medici di famiglia sarebbe una crescita di ruolo e di responsabilità, ma anche una minacciosa limitazione della propria autonomia e un discorso simile può valere, almeno in parte, anche per gli specialisti ambulatoriali. Certamente preoccupati, infine, gli infermieri, che nel Distretto avevano conquistato, almeno sulla carta, un autonomo ruolo dirigente che non è previsto nelle Utap.

 

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Schema di Utap basato su un’utenza tipo di 10.000-20.000 unità

Struttura:

• 6 ambulatori (4x4 m)

• 2 minilaboratori per esami del sangue, ecografie, Ecg,

medicazioni, visite specialistiche (6x6 m)

• 1 ampia sala d’attesa (5x8 m)

• 1 locale per il personale di studio (3x5 m)

Personale medico e di supporto:

• medici di famiglia (min. 6, max. 8)

• pediatra (min. 1, max. 2)

• persone di studio (min. 2, max. 3)

• infermieri (min. 2, max. 4)

• guardia medica (min. 1, max. 2)

• 1’unità amministrativa per le attività di gestione

Attrezzature:

1) Mezzi informatici collegati in rete con tutte le strutture operanti in zona e con i presidi ospedalieri delle ULSS di riferimento. In particolare il modello informativo dovrà prevedere:

• l’informatizzazione delle cartelle cliniche;

• la messa in rete di tutti i gruppi con l’azienda sanitaria anche per rendere possibile la realizzazione di progetti regionali o aziendali in area preventiva o epidemiologica;

• collegamento al Cup;

• possibilità di ricezione dei referti laboratoristici e specialistici;

• possibilità di accesso alle cartelle cliniche dei pazienti per le comunicazioni successive con il medico curante

2) Mini laboratorio per esami di routine

3) Elettrocardiografo

4) Ecografo

5) Frigoriferi

6) Sterilizzatrici

7) Per prestazioni di maggiore complessità e per bacini più ampi l’Utap sarà strettamente collegata secondo percorsi preferenziali con i poliambulatori territoriali e ospedalieri

8) Pronto soccorso medico e chirurgico di base

Tratto da "Il bisturi.it", Luglio 2007
 
 



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