I guai del sole non finiscono mai e dopo eritema, scottature e rischio di melanoma, anche la fotodermatosi va annoverata tra le reazioni provocate dall’esposizione ai raggi solari. Si tratta di un problema spesso ignorato o confuso con l’eritema solare, mentre, invece, in Italia colpisce una persona su 10, soprattutto donne giovani, e il numero dei casi è in continuo aumento: dal 2000 a oggi è raddoppiato. Il tema è stato uno dei temi proposti durante l’84° Congresso Nazionale della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST).
Una vera allergia
Si tratta di una vera e propria intolleranza al sole che si manifesta con una reazione allergica dopo pochi minuti di esposizione. La localizzazione interessa nella fase iniziale sempre le aree fotoesposte, mentre sono risparmiate le are protette dalla luce, solo in una seconda fase, e in caso di estrema fotosensibilità, sono possibili estensioni anche ad aree non fotoesposte. I sintomi dell'allergia al sole, che in genere nei pazienti si manifestano alla fine della primavera o all'inizio dell'estate, sono semplici: la pelle esposta alla luce si arrossa e si copre di vescicole e piccole bolle. In Italia è più frequente la forma meno aggressiva, che vede coinvolte soprattutto braccia e decolletè, e non interessa il viso. Il 15-20% della popolazione ha avuto almeno un episodio di intolleranza al sole e nella metà dei casi per la fotodermatosi si ripresenta e diventa un problema serio. “Esiste, indubbiamente, una predisposizione individuale - spiega Antonello Baldo, coordinatore nazionale del Gruppo Italiano di Fotodermatologia (GIFDE) – se non si è inclini a sviluppare l’allergia, anche esponendosi molto il rischio non aumenta. Se invece si è predisposti le prime esposizioni al sole scatenano la reazione”. Purtroppo sono in aumento i casi anche fra pazienti affetti da patologie tradizionalmente curate proprio con la fototerapia: oggi è intollerante al sole il 7% delle persone con psoriasi e il 9% di chi ha la dermatite atopica.
Prevenzione si può fare
Ma, al di là della predisposizione, esistono anche fattori favorenti, per esempio la maggior frequenza di viaggi verso aree geografiche tropicali per soggiorni brevi e in generale le vacanze brevi che comportano esposizioni intense e prolungate, anche per assicurarsi l’abbronzatura. Non va come sempre dimenticato l’assottigliamento dello strato di ozono che riduce la filtrazione delle radiazioni più aggressive per la pelle. Abbigliamento adeguato e l’uso di filtri solari adatti al proprio fototipo possono prevenire le manifestazioni di intolleranza. “Può essere opportuno eseguire fototest – spiega Baldo - per verificare il grado di sensibilità alla luce e fototest ripetuti, in cui attraverso un ciclo di sedute di esposizione controllata alla luce si cerca di riprodurre in ambulatorio ciò che avviene nella realtà con un'esposizione solare ripetuta nel tempo". Questi esami servono a individuare il tipo di raggi responsabili della reazione allergica, e consentono di scegliere il prodotto solare più adatto alle proprie esigenze. Nei casi più seri può essere indicata la fototerapia con raggi ultravioletti di tipo A o B: esponendo la pelle a dosi di luce man mano crescenti, si tenta di de-sensibilizzarla e abituarla a non reagire in maniera eccessiva. "Per prevenire è opportuno consumare molta frutta e verdura durante tutto l'anno, ma soprattutto in questa stagione: gli antiossidanti proteggono la pelle dagli effetti del sole. Nei casi in cui si verifichi la presenza di un deficit di queste sostanze, può essere opportuna anche la prescrizione di integratori", consiglia Baldo. Suggerimenti per la dieta giungono anche dalla Coldiretti che stila la classifica dei vegetali con maggior effetto protettivo sulla pelle: il primo posto è conquistato indiscutibilmente dalle carote che contengono 1.200 microgrammi di vitamina A di caroteni per 100 grammi. Seguono gli spinaci che ne hanno circa la metà, a pari merito con il radicchio, mentre al terzo si posizionano le albicocche seguite da cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, fragole e ciliege, che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni.
Simona Zazzetta
Tratto da: "Farmacista" Edra Ed. Elsevier