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Fumo: bugiardino nel pacchetto

 


di Simona Zazzetta

Avvertenze e modalità d'uso anche per il fumo. L'idea di inserire una sorta di foglietto illustrativo (tipo il classico bugiardino per i farmaci) all'interno del pacchetto di sigarette è contenuta in una proposta del legge in discussione alla Commissione igiene e sanità del Senato. Di questo, e più in generale di vecchi e nuovi provvedimenti per contrastare l'abitudine al fumo, abbiamo discusso con Ignazio Marino, membro della Commissione e tra gli ideatori della proposta.


Sen. Marino, che spiegazione dà ai recenti dati sui fumatori in Italia passati da 11 milioni nel 2008 a 13 milioni nel 2009, un aumento fatto registrare per lo più tra le donne?
Gli effetti della legge Sirchia si sono visti sul breve periodo, quando il numero dei fumatori, scoraggiati probabilmente dal fatto di non poter più fumare nei locali pubblici, è diminuito. Purtroppo, ai divieti imposti dalla legge non sono corrisposte efficaci campagne di informazione e di sensibilizzazione. Anzi, è stato dimostrato che le campagne che colpevolizzano i fumatori hanno un effetto controproducente e non riescono a coinvolgere le categorie più a rischio, ovvero i giovani. Per questo, credo, serva un nuovo impegno nella lotta al fumo e ho preparato e presentato al Senato un disegno di legge che, tra le altre cose, vieta il fumo di sigarette all'interno delle aree scolastiche, anche nei cortili e negli spazi aperti. E' dimostrato che l'aumento delle fumatrici è significativo nelle fasce di età più giovani e per questo serve un intervento mirato. Lo stesso disegno di legge prevede che venga offerta al fumatore una informazione scientificamente accurata su circa 40 sostanze cancerogene ( come cianuro di vinile, cadmio, mercurio ecc) prodotte dalla combustione della sigaretta e quindi inalate. Penso che comunicare in modo corretto, invece di colpevolizzare, possa far crescere il senso di responsabilità personale nei confronti della salute

Perché, a suo giudizio, c'è una forte tendenza a riprendere a fumare dopo il tentativo di smettere?
Non credo sia una tendenza, c'è chi riprende a fumare e chi no, ma chi ha già fumato corre sempre il rischio di ricadere nel vizio. D'altra parte si tratta di una vera dipendenza. È evidente che il compito di chi si occupa della tutela della salute pubblica, come i medici, è anche quello di seguire gli ex-fumatori, informarli sui rischi di riprendere a fumare, motivarli a mantenere stili di vita sani e aiutarli a rendere definitivo lo sforzo che hanno compiuto per smettere.

Alla luce della legge Sirchia, quali sono a suo giudizio i meriti e quali i limiti?
L'ex ministro della Salute ha avuto il merito di essere stato l'unico a fare approvare dal parlamento una legge così drastica che ha cambiato gli stili di vita degli italiani. Oggi nessuno si immaginerebbe di accendere una sigaretta al tavolo di un ristorante, in treno o in un bar o nella sala di attesa di un aeroporto. Il risultato va riconosciuto, e non era affatto scontato. Un limite va riscontrato nel fatto che mediamente gli italiani non hanno aumentato la loro consapevolezza rispetto ai danni causati dal fumo, ma si sono limitati ad accettare un divieto, per paura delle sanzioni. E, infatti, il numero complessivo dei fumatori è in aumento. Per questo all'azione repressiva doveva essere associata l'educazione e l'informazione, per incidere in maniera più profonda e modificare non solo i comportamenti ma anche il modo di pensare al fumo. E per questo, insieme al presidente della Commissione, Antonio Tomassini, abbiamo pensato a una legge che mette insieme misure restrittive e formazione: innalzamento a 18 anni per l'acquisto e il consumo di sigarette come primo elemento deterrente; un foglietto illustrativo, come accennavo prima, una sorta di bugiardino da inserire nei pacchetti dove indicare tutte le sostanze che si sprigionano quando si accende una sigaretta; infine la regola che concretamente può incidere sulle abitudini dei nostri ragazzi ovvero il divieto tassativo di fumare negli edifici scolastici, comprese le aree esterne, giardini e cortili. Il testo è in Commissione Sanità, in sede deliberante, e spero che presto ottenga l'approvazione di questo ramo del Parlamento.

Vietare il fumo anche nei luoghi pubblici all'aperto può essere utile?
Si, soprattutto nei luoghi frequentati dai giovani, ma insisto sul principio che il divieto da solo condiziona il comportamento in maniera limitata e superficiale. Se non si lavora sulla consapevolezza dei danni alla salute e sull'informazione diffusa, potremo anche vietare il fumo all'aria aperta ma non si otterranno risultati definitivi e duraturi nel tempo. Tempo fa mi sono trovato in un aeroporto di un paese non industrializzato. Mi sentivo in imbarazzo, ma non capivo quale fosse il motivo. Poi ho compreso che era l'ambiente impregnato di fumo a ricondurmi con la memoria ad un tempo che mi pareva lontanissimo. In questa percezione sta il cambiamento sostanziale e radicale.

Negli Stati Uniti il divieto di fumare nei luoghi pubblici è stato introdotto prima che in Italia: quali sono stati, per la sua esperienza, gli effetti del provvedimento?
Negli Stati Uniti chi fuma è considerato un perdente, uno che ha dei problemi, un debole. Nessuno dei modelli delle giovani generazioni, sia esso una rock star o uno sportivo potrebbe essere un fumatore. Se a questo si è aggiunge che non si può fumare praticamente da nessuna parte, è chiaro che non vi alcun tipo di incoraggiamento. La lotta al fumo è fatta di tanti fattori e tutti vanno perseguiti con la massima determinazione.
Dica33 Elsevier


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